Mao

26 February 2021
È iniziato un nuovo anno che, dopo le vicissitudini pandemiche del 2020, speriamo possa pian piano riportare una cauta normalità visti i lockdown degli ultimi mesi che hanno portato anche a un ritardo nelle consegne degli ultimi materiali che avevo intenzione di recensire (da qui la mia breve latitanza). Per fortuna questo 2021 può iniziare con la proposta di un’autrice che non ha bisogno di presentazioni in quanto un vero e proprio pezzo da novanta della storia dei manga giapponesi: Rumiko Takahashi.
Autrice di alcuni dei più famosi manga (poi tutti pubblicati anche nelle rispettive versioni animate) quali Lamù, Maison Ikkoku, Ranma ½, Inuyasha, Rinne oltre a una serie di storie brevi dell’universo Rumic World, vanta un’instancabile serie di pubblicazioni che vengono serializzate sin dal lontano 1978. Due anni dopo la fine di Rinne, nel dicembre 2017, arriva una nuova serie dell’autrice chiamata semplicemente Mao.
La storia parla di Nanoka Kiba, una ragazzina di terza media sopravvissuta a un drammatico incidente all’età di 7 anni in cui i genitori hanno perso la vita quando la loro auto era caduta dentro un’improvvisa voragine apertasi nel terreno. Un giorno, tornata insieme alle compagne di scuola sul luogo dell’incidente, si ritrova improvvisamente catapultata in un antico quartiere del periodo Taisho (1912-1926). Attaccata da un demone a forma di mantide viene salvata da un tale di nome Mao che si dichiara essere un omnyoji, una sorta di esorcista. Tornata nella sua epoca, Nanoka scopre che dentro di lei si sta risvegliando una forza che le permette di sviluppare abilità fuori dall’ordinario. Decisa a scoprire il mistero che si cela dietro a questi misteriosi poteri, Nanoka si reca di nuovo nell’era Taisho e inizia le sue avventure al fianco di Mao e al suo assistente Otoya che sono alla ricerca di Byouki, un demone gatto che ha maledetto lo stesso Mao.
Questa nuova serie di Rumiko Takahashi contiene tutti gli elementi classici visti nelle sue storie: il parallelismo tra i due momenti storici collegati da un portale, i demoni, i poteri soprannaturali e la stessa caratterizzazione (anche fisica) di molti personaggi. Nanoka ricorda molto i tratti di Akane (Ranma) mentre Mao stesso è molto simile a Inuyasha e ciascuno può ritrovare in tutti i personaggi incontrati una serie impressionante di analogie.
L’autrice dimostra tutta la sua abilità nel riuscire a gestire questi salti temporali tra mondo moderno ed epoche passate arricchendo la sua storia con gli elementi culturali presi nei vari periodi. Leggere le storie della Takahashi è un po’ come sfogliare un libro di storia sulle culture giapponesi dei secoli ai quali sta facendo riferimento.
E le sue storie possiedono anche un’altra caratteristica che alcuni lettori possono trovare piacevole: lo stile e il modo in cui vengono create è sempre il medesimo, una comfort-zone che non tradisce mai e permette di trovare gli elementi che uno si aspetta dalle sue storie. La Takahashi è come un usato sicuro, sai sempre quello che trovi.
Il limite che emerge purtroppo da questa comfort-zone è un debito importante nei confronti dell’originalità, e che risulta essere uno dei difetti principali di Mao.
Troppe sono le situazioni già viste nelle storie precedenti e qui ripetute come per esempio la maledizione di Byouki (qualcuno ha detto Naraku?), il passaggio verso l’altra epoca (prima era Sengoku, adesso la Taisho) e se ne potrebbero trovare tantissime perché il modo in cui vengono gestiti luoghi, personaggi ed eventi è sempre il medesimo. In Mao per fortuna l’autrice è tornata alla narrazione continua, a differenza del precedente Rinne che era costruito su singoli episodi, e questo giova sicuramente a un alleggerimento della storia insieme anche a tinte un po’ più dark, quasi horror, che si possono notare sin dall’inizio rispetto a una narrazione più fiabesca riscontrata nei precedenti lavori.
Mao è pubblicato in italia dalla Star Comics con cadenza bimestrale a partire da Ottobre 2020 (attualmente sono usciti i primi 3 takobon) al costo di 4,5€ a volumetto proposto nel classico formato di tutte le altre serializzazioni.
Per concludere, se siete amanti delle storie della Takahashi e del suo stile narrativo senza necessariamente essere alla ricerca di una totale originalità, non potete perdervi queste nuove avventure. Se, al contrario, vi aspettate dall’autrice una svolta rispetto al passato con qualcosa di completamente nuovo, probabilmente ne rimarrete delusi.
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