Beck (Mongolian Chop Squad)

31 March 2020
Le ultime settimane non sono state facili e ancora ci troviamo nell’emergenza mondiale del coronavirus che costringe a restare chiusi in casa per evitare la diffusione del contagio soprattutto verso le persone più deboli. Nel tentativo dunque di trovare qualcosa di positivo in questa situazione, oltre a sfruttare il tempo a disposizione per fare diverse cose per le quali non trovavo mai un attimo, ho pensato di scartabellare nella libreria e riprendere in mano qualche vecchio manga che meritava una rilettura. Ecco quindi l’occhio mi è cascato su una delle poche serie dedicate al mondo della musica che davvero mi avevano colpito: Beck (Mongolian Chop Squad) di Harold Sakuishi.
Il protagonista principale della storia è Yukio Tanaka, soprannominato Koyuki, un giovane quattordicenne già piuttosto stanco della sua vita noiosa e ripetitiva. Un giorno incontra per strada uno strano cane dall’aspetto inquietante e pieno di cicatrici e lo salva dai maltrattamenti di un gruppo di ragazzi. Scopre che il cane si chiama Beck e il suo padrone è Ryusuke Minami, un sedicenne appena tornato dall’America dove ha suonato con una band grunge denominata The Dying Breed. Ryosuke e Koyuki si scoprono così accomunati dalla passione per la musica e diventano grandi amici. Koyuki inizia ad applicarsi con dedizione a imparare a suonare la chitarra e con il tempo fonda insieme a Ryusuke i “Beck” dove si aggiungono Taira Yoshiyuki (basso), Chiba Tsunemi (voce) e Yuji Sakurai (batteria). I cinque ragazzi si scoprono essere musicisti di talento in grado di trasmettere un’energia unica e tentano così la loro scalata verso il successo nell’industria musicale.
Nel panorama dei manga dedicati alla musica ci sono molti titoli famosi come K-ON, Nodame Cantabile, Detroit Metal City, giusto per citarne alcuni, ma non ho trovato nessuno che avesse le caratteristiche uniche di Beck.  Harold Sakuishi è infatti riuscito a mescolare con intelligenza molti ingredienti in un equilibrio che si sposta continuamente tra gli elementi musicali e le storie dei protagonisti mantenendo sempre al primo posto la vera protagonista della storia: la musica.
Il tratto di Sakuishi risulta abbastanza semplice rispetto ad altri mangaka ma ha il pregio di riuscire a catapultare il lettore “dentro al concerto”, facendo letteralmente vivere il live come se ci si trovasse all’interno delle pagine. Di grande sostegno sono i continui riferimenti, più o meno celati, che si possono trovare all’interno delle situazioni e che richiamano musicisti o brani famosi. La passione dell’autore per i Red Hot Chili Peppers (lo stile dei Beck li ricorda molto senza contare l’evidentissima somiglianza del bassista Taira con Flea) è ben nota, ma anche lo stesso Eddie dei Dyng Breed potrebbe riportare alla mente un certo Kurt Kobain debitamente ripulito degli eccessi della controparte reale. Ogni band e ogni situazione di pura fantasia contiene elementi che sono in grado di richiamare o riportare alla mente qualcosa di reale che inizia a “suonare” in testa. Io personalmente trovo ad esempio i Beck stessi richiamare molto i Rage Against The Machine, ma il tutto dipende dal background musicale della persona. Ciascuno può avere una lettura unica di Beck a suo modo e credo che pochi altri titoli riescano a vantare una simile attitudine.
Non mancano all’interno della storia elementi più mainstream che lo rendono adatto anche a lettori meno legati all’aspetto musicale, si pensi alla storia d’amore tra Maho e Koyuki oppure alle ricorrenti vicissitudini di Ryosuke con Leon Skyes o gli scontri dei Beck con il produttore Ran. E troviamo anche diversi personaggi legati ai classici stereotipi giapponesi come Saito.
L’unico punto debole della storia è forse la sua eccessiva lunghezza, i 34 volumi pubblicati dal novembre del 1999 sino all’aprile del 2008 potevano forse essere tagliati, soprattutto negli ultimi archi narrativi che iniziano a essere un po’ troppo ripetitivi.
Beck risulta essere una lettura divertente tra musica, gag e situazioni un po’ più profonde che fa trascorrere piacevolmente il tempo in attesa che la situazione mondiale si risolva, con il più caro augurio a tutti voi di stare bene e in salute.
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