Neon Genesis Evangelion by Netflix

24 June 2019
Ero convinto che il mio ultimo articolo dedicato a Neon Genesis Evangelion sarebbe stato sulla fine dei film della Rebuild così da chiudere definitivamente uno dei capitoli più importanti e più controversi della storia dell’animazione giapponese. Ma sottovalutavo la capacità del capolavoro di Hideaki Anno nel riuscire a scatenare polemiche e discussioni ogni volta che si presentano delle novità.
Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando trova qui un mio vecchio articolo, dedicato alla Rebuild of Evangelion e piuttosto esauriente, del lontano 2010.
Questa volta in realtà l’autore non c’entra nulla: il dibattito scatenato sul web è incentrato sul nuovo doppiaggio italiano che Netflix, colosso internazionale dedicato allo streaming di contenuti multimediali, ha utilizzato per la sua pubblicazione. Questa è pratica piuttosto diffusa da parte di Netflix poiché, in caso di riedizioni, la società acquistando i diritti delle versioni originali e commissionando un nuovo doppiaggio ha costi inferiori rispetto all’acquisto delle licenze localizzate (nel nostro caso la versione Dynamic Italia / DynIt).
La VSI Rome che si è occupata del doppiaggio ha incaricato dell’adattamento il celebre Gualtieri Cannarsi, traduttore, dialoghista e direttore del doppiaggio nonché esperto e appassionato di Giappone e animazione abbastanza conosciuto nell’ambiente.
Cannarsi si era già occupato, insieme al collega Fabrizio Mazzotta, della traduzione e adattamento del primo storico doppiaggio della serie nel lontano 2000.
Per quanto il sottoscritto non sia di certo un professionista ho sempre seguito da vicino la serie dapprima vivendo la sua prima messa in onda su MTV, poi seguendo la traduzione e l’adattamento dei dialoghi di The End of Evangelion per il fansub di Neo-Tokyo Anime e infine realizzando una sezione dedicata in una delle vecchie versioni di HinaWorld.
Così come appassionato di Evangelion di vecchia data ho voluto farmi un’idea guardando di persona la nuova edizione Netflix (tutti i 26 episodi) provando ad aspettare qualche giorno dato il sicuro rilascio di interviste di Cannarsi e di specialisti del settore così avere un quadro preciso, evitando di unirmi al coro di grida di scandalo che solitamente si innalza al primo impatto.
Ma cosa ha suscitato così tanto scalpore da meritare persino un articolo su Repubblica?
Già dalle prime scene dell’anime i dubbi che si manifestano sono davvero molti.
Tutti hanno sottolineato la discrepanza rispetto alla vecchia traduzione del termine “angeli”, riferito ai principali antagonisti della storia, che ora è stato tradotto rispettando l’originale “apostoli” (ovvero “shito”) nonostante nei cartelli sullo schermo sia presente la traduzione inglese “angel”. Lo stesso Cannarsi ha però sottolineato come il vecchio doppiaggio italiano presentasse una traduzione errata che aveva l’intento di rimuovere questa discrepanza audio/video presente nell’edizione originale giapponese dimenticandosi però che Hideaki Anno stesso, in più di un intervista, disse che per il mercato internazionale sarebbe stato più opportuno la traduzione in “angeli” (tenshi in giapponese, proprio come cantato nella sigla di apertura).
Tuttavia, per quanto possa anche essere più corretta questa traduzione letterale di “apostolo” sarebbe stato quantomeno coerente non mantenere i titoli degli episodi della vecchia edizione (qui la colpa forse è da imputare a Netflix).
Il primo episodio sarebbe dovuto diventare “L’attacco dell’Apostolo” perché già la serie non è di facile comprensione, se iniziamo subito a confondere le mele con le pere partiamo molto male.
Cannarsi inoltre ha scelto di utilizzare le pronunce secondo le traslitterazioni corrette della lingua di appartenenza. Per questo motivo troviamo la U giapponese muta (quindi Aska invece di Asuka) o i termini pronunciati in inglese (come N-two invece di N-quadro), ma anche qui non si capisce perché poi esplicitare “berserk” come “stato di furia” oppure riconvertire “spara!” in “switch!” (quando Shinji si esercita nell’uso del fucile) che oltretutto suonano abbastanza ridicoli.
Sappiamo che Cannarsi è sempre stato di scuola purista però mi sarei aspettato lo facesse fino in fondo, così invece perdono completamente senso le scelte effettuate in precedenza. Si veda anche il passaggio da Eva-01 a “Unità Prima” e poi “Unità Due” quando diventa logico aspettarsi “Unità Seconda”: si ha l’impressione che le traduzioni siano state fatte sul momento in base al sentimento del dialoghista. Conoscendo l’estrema professionalità, la precisione e talvolta la maniacalità di Cannarsi queste cose non me le spiego.
La scelta di avvicinarsi a una traduzione più fedele all’originale non è sempre sbagliata: molte spiegazioni tecniche (si veda ad esempio nell’episodio 7 “Un opera dell’Uomo”) sono risultate paradossalmente più comprensibili mentre in passato lasciavano sempre un senso di incompletezza.
Anche il ribaltamento del nome-cognome in cognome-nome quando i protagonisti si presentano (quindi Ikari Shinji invece di Shinji Ikari) hanno un senso, così come Misato che a casa si rivolge a lui come Shinji-chan. Ormai sono situazioni in parte sdoganate che possono essere comprese anche da chi non conosce perfettamente il giapponese, ma nonostante questo restano molte altre perplessità.
In giapponese la sillaba GI si pronuncia GHI (con la g dura), però “Maghi System” non si può sentire, soprattutto quando i nomi dei supercomputer sono pure quelli dei Re Magi (e non dei Re Maghi, che così sembrano essere personaggi di un libro fantasy). Anche in questo caso è una fedeltà all’originale che non sta in piedi perché crea ancora più confusione in un prodotto non destinato ai giapponesi ma agli italiani, con un background culturale differente che può portare a dei fraintendimenti.
E Shinji che appena arrivato a scuola viene definito dai compagni “il trasferito”? Neanche arrivasse da una qualche galera di Neo-Tokyo 2. Capisco che il “novellino” del primo doppiaggio non fosse la migliore traduzione possibile, ma “trasferito”!? Usate “matricola”, “nuovo arrivato”… caspita, abbiamo una lingua con decine di possibilità linguistiche, sinonimi, metafore, perché non utilizzarle?
Per ultimo resta davvero la cosa che più ha fatto accapponare la pelle: l’italiano.
Qualcuno chiamava in causa lo stile aulico o desueto nella resa di alcune frasi, ma per citare il punto di vista di un altro esimio professionista del settore: qui si tratta solo di essere pedanti. Un uso spropositato di avverbi, frasi sgrammaticate che neanche le traduzioni di Google Traslate riescono a rendere così dissonanti, registri linguistici inappropriati (ma quando mai in ambito militare si usa il termine “recalcitranza”?) che riportano a tutti i dubbi e le perplessità già citati in precedenza.
In conclusione quella che abbiamo di fronte risulta a tutti gli effetti un adattamento “tecnico” più simile a un esercizio di stile. Forse anche ineccepibile da un punto di vista qualitativo per quanto concerne i contenuti, ma di certo destinato a un target estremamente di nicchia, talmente vicino all’originale che a questo punto viene da domandarsi quanto valga la pena realizzare un adattamento simile piuttosto che non guardarselo direttamente in originale.
Quale significato può avere un adattamento in “giapponese italianizzato” come a tutti gli effetti risulta essere questo doppiaggio?
In tutto questo mi rimangono due perplessità legate alla sua realizzazione: la direzione del doppiaggio e le richieste del committente (ovvero Netflix). Nel primo caso non oso immaginare gli sforzi di dizione e le contorsioni vocali che i doppiatori hanno dovuto sfoggiare per la lettura di certi passaggi, possibile che un esperto direttore come Fabrizio Mazzotta non abbia espresso qualche dubbio in merito?
Tra l’altro il cast di doppiatori selezionato, tralasciando la nostalgia delle precedenti voci alle quali eravamo abituati, è stato eccezionale. Soprattutto le voci di Shiji e Rei le ho trovate particolarmente efficaci, rendendo i personaggi più “vivi” senza che venisse esasperato il loro carattere introverso.
In secondo luogo è risaputo che quando viene commissionato un doppiaggio il committente delinei alcune linee guida da seguire. Possibile che un colosso come Netflix abbia lasciato carta bianca senza verificare minimamente il lavoro svolto? O peggio, abbia avvallato una scelta così criticabile?
Se l’obbiettivo era di rilanciare Evangelion al grande pubblico portando alle nuove generazioni una serie storica hanno di certo fallito. Non è questo un linguaggio che possa essere facilmente compreso o che suoni consono alle attuali generazioni visto che riesce pure a mettere in difficoltà chi già sa di cosa stiamo parlando.
Resta ineccepibile invece che da un punto di vista di marketing l’operazione sia stata eccezionale: il doppiaggio sarà forse criticabile ma ne stanno parlando tutti e, per morbosa curiosità, tutti cercheranno di guardarlo magari con il periodo di prova gratuita di Netflix (come ha fatto il sottoscritto).
Neon Genesis Evangelion è e resta un capolavoro da provare a guardare almeno una volta e il mio suggerimento è quello di recuperare la versione con il primo doppiaggio a meno di non essere puristi della lingua ed esperti di giapponese, nel qual caso comunque si potrebbe optare per la visione in lingua originale aiutandosi con i sottotitoli Netflix che, strano ma vero, ricalcano invece il primo doppiaggio.

UPDATE 28/06/2019: Netflix ha comunicato ufficialmente la rimozione del doppiaggio incriminato in localizzazione italiana in attesa di una sostituzione dello stesso in una versione riveduta.
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