Il Giappone e i regali

24 December 2019
Arriva il Natale e come ogni anno inizia la grande corsa per accaparrarsi qualcosa da regalare ad amici e parenti tra offerte dell’ultimo minuto, sorprese originali o semplici ma sentiti pensierini. Già nell’antica Roma era consuetudine scambiarsi doni augurali (le strenne) durante i Saturnalia, festività che cadevano verso la fine di Dicembre, ma la pratica di scambiarsi i regali ha origine nella cristianità prendendo spunto dai doni (oro, incenso e mirra) che i Re Magi portarono a Gesù bambino nella grotta di Betlemme. In seguito, a partire dalla tradizione cristiana ed europea, verso la fine del Medioevo si iniziò a fare dei doni ai bambini perché ricordassero la nascita di Gesù come un momento di gioia.
Nell’età moderna essa ha abbandonato sempre di più la tradizione antica verso un aspetto più consumistico che non manca però di voler rappresentare un pensiero rivolto alle persone care.
In Giappone, dove la festività del Natale non esiste in accezione religiosa,  il dono rappresenta invece un concetto chiave del pensiero comune riguardante il dovere morale e l’obbligo sociale. Le occasioni di portare doni a qualcuno, sia amico, familiare o semplice conoscente, non si limitano alla fine dell’anno ma sono numerose e vanno dalle pratiche estemporanee sino alle vere e proprie ricorrenze.
Alla base di tutto vi è il concetto di Giri che nasce nel Giappone feudale come una responsabilità verso le persone nei cui confronti si ha un debito di gratitudine e una volontà di ringraziarli. Nelle comunità agricole del periodo Yayoi (tra il 300 a.c. e il 250 d.c.) il raccolto del riso era una pratica comune e necessaria alla sopravvivenza: la coltivazione richiedeva un intenso lavoro di cooperazione durante alcuni periodi e questo determinò la formazione di piccole comunità di persone che ricevevano solidarietà gli uni con gli altri per trapiantare e raccogliere il riso. Da qui si originò il desiderio di ricambiare quella dimostrazione di amicizia verso coloro che si erano adoperati nel fornire aiuto. Successivamente nella società dei samurai venne introdotta l’usanza del goon to hoko, una regola tra padroni e servitori secondo la quale vigeva rispetto e lealtà in cambio delle terre che nel periodo Muromachi (1336-1573) mutò in una vera e propria regola scritta nei manuali di comportamento la quale raccomandava che “se ricevete un regalo da qualcuno dovete ricambiare con qualcosa di pari valore”.
Questo concetto giunge infine al Giappone moderno nelle ricorrenze dell’Ochugen, in estate, e nell’Oseibo alla fine di dicembre, come espressione di ringraziamento verso qualcuno che ha mostrato gentilezza durante l’anno.
In origine i regali di Oseibo erano obbligatori e venivano dati anche a clienti, superiori al lavoro e a persone importanti come il medico di famiglia o il proprietario di casa, ma questa usanza ha iniziato a svanire sia per i cambiamenti di certe norme aziendali (che scoraggiano gli scambi tra dipendenti o clienti per non essere visti come tentativo di ottenere favori) che per le ricorrenze natalizie. Il Natale, inteso come festa commerciale, è infatti stato a tutti gli effetti “importato” in Giappone grazie agli esperti di marketing che hanno sfruttato l’idea del regalo di fine anno portandolo in una sfera più privata tra familiari e amici. Ecco quindi che anche Babbo Natale/Santa Claus approda tra le strade di Tokyo portando regali come nelle altre parti del mondo.
Solitamente chi riceve un dono si sentirà poi in dovere di ricambiare con qualcosa di pari valore, perciò per un giapponese è importante valutare bene cosa regalare onde evitare di creare imbarazzo nei confronti dell’altra persona. È inoltre buona educazione non scartarlo in presenza del donatore anche se negli ultimi tempi il regalo si scarta subito prestando molta attenzione a non rovinare l’incartamento.
Dopo le maggiori ricorrenze sono molte le occasioni per scambiarsi regali che spesso vediamo rappresentate anche in anime e manga: l’omiyage, il souvenir che si porta al ritorno da un viaggio o il kashiori, un dolce che si porta a casa di qualcuno che si va a trovare. A San Valentino vi è l’usanza di regalare i cioccolato agli amici (il giri) e ai fidanzati (honmei), e a capodanno c’è l’otoshidama, la paghetta di inizio anno ai bambini senza dimenticare le occasioni più comuni come compleanni, matrimoni o funerali.
Ciò che è importante è che ogni cultura del mondo racchiude il proprio modo di mostrare gratitudine e affetto verso le persone che ci stanno vicino: auguro a tutti voi di passare un buon Natale e un felice anno nuovo insieme ai vostri cari!
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