Giappone: comincia l’era Reiwa

30 April 2019
Tra gli aspetti più affascinanti del Giappone e della sua cultura millenaria vi sono una moltitudine di figure storiche rimaste attuali nonostante i secoli di storia trascorsi. Sebbene il Giappone sia di certo uno dei paesi tecnologicamente più avanzati del mondo intero, l’intreccio della sua modernità con gli aspetti più tradizionali della cultura ha sempre avuto un equilibrio imperturbabile.
E la figura dell’Imperatore, prevista nella Costituzione del Giappone, rimane una delle più amate e rappresenta per il popolo il simbolo della nazione e della sua unità.
La storia del primo imperatore del Giappone risale al 600 a.c. e affonda le sue radici nella leggenda. Jinmu, il capostipite della dinastia imperiale, era ritenuto essere pronipote della Grande Dea del Sole Amaterasu, una delle principali divinità shintoiste. In base a questa tradizione i sovrani giapponesi sono sempre stati ritenuti dei discendenti degli Dei tanto che il termine che li identifica è tenno (termine introdotto a partire dal regno di Temmu nel 672 d.c.) che significa “sovrano celeste”. Nella realtà il primo monarca che è stato accertato come storicamente esistente è l’imperatore Ojin (il quindicesimo a partire da Jinmu) e la discendenza diretta sembra confermata soltanto dell’imperatore Keitai, salito al trono nel 507 d.c.
Al giorno d’oggi il ruolo dell’imperatore si è molto ridimensionato, regolamentato nella Costituzione si limita a svolgere compiti cerimoniali e non può avere poteri relativi al governo. Viene però visto dal popolo giapponese come una figura di riferimento a garanzia della democrazia, un po’ come il nostro Presidente della Repubblica.
Vi è però un’importante associazione che riguarda il metodo secondo il quale i giapponesi conteggiano gli anni suddividendoli in periodi storici. Infatti in Giappone, come nel resto del mondo, si utilizza il metodo convenzionale (es. ora siamo nel 2019) insieme all’anno basato sulla durata del regno dell’imperatore corrente che viene denominato “era”. Così dalla mezzanotte del primo maggio terminerà l’era Heisei e inizierà l’era Reiwa ( che significa “meravigliosa armonia”) sotto il regno del nuovo imperatore Naruhito che succederà all’uscente Akihito che ha deciso di abdicare in favore del figlio.
La scelta è stata particolare poiché l'ultima abdicazione in Giappone risale al 1817 e questa scelta, comune nel Giappone classico e feudale, era diventata talmente desueta da non essere regolamentata da una legge. Dopo la richiesta di Akihito di poter lasciare il trono, con molte difficoltà il governo di Tokyo ha stabilito un percorso "ad hoc" per l'abdicazione che seguirà un cerimoniale ben preciso.
Il cambio di reggenza segnerà anche la modifica della festa nazionale del Tenno Tanjobi, ovvero il compleanno dell’imperatore, che verrà spostata dall’attuale 23 dicembre al 23 febbraio modificando di conseguenza anche l’accesso alle zone più interne del palazzo imperiale che sono visitabili soltanto per due giorni all’anno: il 2 gennaio e durante, appunto, il Tenno Tanjobi.
La vita dei reali giapponesi però non è tutto rosa e fiori ma è sempre scandita da una rigida etichetta che ne limita anche la libertà individuale. L’Imperatore e tutti i membri della Famiglia Imperiale non hanno un proprio stato di famiglia, non hanno documenti e non hanno diritto di voto. Non hanno conti correnti intestati, non hanno carte di credito e non hanno alcun possedimento e in caso di viaggio al di fuori del Giappone esibiscono una pergamena che ne accerta l’identità. Ogni aspetto pubblico e privato dei membri della famiglia è sovrainteso dal Kunaicho o Agenzia della Casa Imperiale, creata dopo la fine della Seconda Guerra mondiale al fine di garantire che l’imperatore non potesse più intervenire in nessun modo nella vita politica, sociale ed economica del paese.
Questo organo indipendente che conta circa 1200 dipendenti amministra un budget annuale di circa 200 milioni di euro per la manutenzione delle proprietà e le spese dei singoli membri. La famiglia imperiale non può uscire liberamente dal palazzo ma ogni uscita pubblica e privata deve essere approvata dal Kunaicho. Questo genere di pressione esercitata ha creato diversi malumori come la storia della principessa Masako, moglie di Naruhito, esaurita nel cercare di adattarsi all’etichetta imperiale e nel dare alla luce un erede maschio. Celebre è anche diventata la scelta di Sayoko, sorella minore di Naruhito, che ha scelto di rinunciare ai voti per sposare un non nobile.
È comunque interessante vedere come la cultura Giapponese, nella bellezza e nella contraddizioni, continui a fondere la sua preziosa eredità storica con l’attuale modernità senza scendere a compromessi.
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