Disoccupazione e Cyber Homeless

27 June 2018
Negli ultimi decenni le crisi economiche che si sono susseguite nella quasi totalità dei paesi del mondo hanno portato conseguenze importanti sulla popolazione. Anche il Giappone, nonostante si attesti come terza potenza economica mondiale, ha vissuto diversi periodi di instabilità che hanno portato un innalzamento del debito pubblico e un impatto sulle aziende  e di conseguenza sui lavoratori.
Ancora oggi gli effetti dello scoppio della bolla immobiliare del 1991 si fanno sentire e negli anni hanno causato un progressivo cambio dei contratti a tempi indeterminato verso forme di part-time o addirittura del lavoro in nero (con stime di quest’ultimo che si attestano oltre il 35% dei lavoratori). Il sogno del posto fisso per la vita è tramontato anche in Giappone che sta facendo i conti con la realtà lavorativa che colpisce ormai ogni parte del mondo creando fenomeni ancora più estremi come il karoshi, ovvero la morte per troppo lavoro.
I disoccupati giapponesi, dai quali sono esclusi gli studenti e le casalinghe, provengono da diverse situazioni che li hanno portati a uscire dalla società per poi non riuscire più a reinserirsi: impiegati licenziati dal datore di lavoro (causa di disonore per un giapponese), matrimoni falliti, precariato. La maggior parte di essi è composta da anziani o uomini di mezza età che si ritrovano quindi a far fronte a grosse ristrettezze economiche.
Esistono nelle grandi città dei quartieri denominati doya-gai (un gioco di parole che consiste nell’invertire le sillabe della parola “yado” che significa “alloggio”) dove si trovano dormitori e alloggi minimali a prezzi bassissimi oppure parchi e aree in cui i senzatetto possono organizzarsi per dormire all’aperto o in tende improvvisate. In questi quartieri non è necessario presentare garanzie per avere l’alloggio oppure dover seguire qualche iter burocratico, inoltre sono presenti luoghi in cui è possibile mettersi a disposizione per lavori da manovali verso chiunque ne abbia necessità.
Molti disoccupati infatti tirano avanti o offrendosi per lavori manuali oppure con la raccolta e la rivendita dei rifiuti. C’è chi raccoglie le lattine per l’alluminio oppure chi recupera oggetti abbandonati come materiale elettronico (cellulari, etc.) o anche giornali e manga lasciati sui treni e poi rivenduti nelle stazioni della metropolitana.
Ma l’aumento dei lavoratori a part-time o in nero ha anche portato una categoria di persone che non sono prettamente disoccupate ma faticano ad arrivare a fine mese per gli stipendi miseri. Nella cronaca recente si ricordano ad esempio la denuncia delle condizioni pessime per chi lavora nell’ambito dell’animazione (assistenti, disegnatori, illustratori) o come Aya Hirano, la doppiatrice di Haruhi Suzumiya, che prima di diventare famosa era costretta a mangiare fazzoletti perché non aveva soldi a sufficienza per riempirsi lo stomaco.
Per chi non vuole ridursi a vivere nelle doya-gai ci sono poche soluzioni economiche come i capsule hotel, dal momento che non avendo un contratto stabile e a tempo indeterminato è impossibile far fronte a canoni di affitto, anche se bassi. In Giappone, se non è possibile presentare un regolare contratto di lavoro, è necessario pagare una cauzione all’agente immobiliare di quasi 1 milione di yen (circa 7000 euro) per poter affittare un appartamento.
E' per questo che negli anni recenti gli Internet Cafè e i Manga Cafè sono diventati una importante risorsa.
Essendo infatti aperti 24h al giorno e fornendo servizi come bibite gratuite e docce, sono di certo più appetibili economicamente rispetto ad altre soluzioni. Da qui nasce il termine cyber-homeless che sta ad indicare coloro che vivono affittando le stanze degli Internet Cafè utilizzandoli come abitazioni temporanee quando non lavorano. Il costo di queste stanze si aggira intorno ai 2000 yen (18 euro) per notte a differenza dei capsule hotel dove supera i 2500 e può arrivare sino a 4000. Non è possibile prenotare in anticipo la stanza, che è accessibile soltanto sul momento, e dopo la mezzanotte solitamente si riempiono appunto di chi cerca un rifugio per dormire.
I cyber-homeless non sempre sono grandi appassionati di tecnologia oppure di manga e anime ma utilizzano quelle strutture per la semplice sopravvivenza, tramutandolo poi in un vero e proprio stile di vita.
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