Platinum End

15 January 2018
Inizia un nuovo anno e l’eco del Lucca Comics ancora si fa sentire così eccomi qui a presentarvi una delle novità presentate all’ultima manifestazione: il nuovo lavoro di una delle migliori coppie di sceneggiatore/disegnatore mangaka degli ultimi anni, Tsugumi Oba e Takeshi Obata. Per chi non li conoscesse o li avesse solo sentiti nominare posso solo citarvi due titoli: Death Note e Bakuman, le loro due precedenti opere che hanno avuto successi planetari.
Dopo qualche anno di pausa i due tornano a collaborare su un progetto (in Giappone in realtà è in serializzazione dal 2015) che giunge anche a noi qui in Italia carico di aspettativa: Platinum End.
La storia è incentrata su Mirai Kakehashi un giovane ragazzo che orfano dei genitori e preda dei soprusi degli zii che lo hanno adottato decide di togliersi la vita dopo la cerimonia del diploma delle scuole medie. Mentre si accinge a gettarsi da un palazzo viene salvato da Nasse, il suo angelo custode, che gli fa dono di speciali poteri così che possa trovare uno scopo nella vita: delle ali per volare velocissimo e una freccia per far innamorare di lui una persona per 33 giorni. Mirai viene messo a conoscenza da Nasse di non essere l’unico ad aver ricevuto questi doni ma di essere uno tra 13 persone nel mondo che sono state scelte dai rispettivi angeli per diventare il prossimo Dio, scelta che avverrà dopo 999 giorni. Il ragazzo inizia così a usare i suoi nuovi poteri in modi che mai si sarebbe aspettato.
Come sempre il duo Oba/Obata è un sicuro sinonimo di qualità come già appurato nei precedenti lavori: disegni e animazioni in uno stile pulito e dettagliato accompagnato da una storia complessa e originale.
Anche se in questo caso, per quanto non vi siano riferimenti diretti, gli elementi sovrannaturali di Death Note si fanno un po’ sentire e tornano a presentarsi in una forma differente: gli angeli e gli dei della morte, pochi individui in grado di vederli, i poteri soprannaturali che spesso possono decidere della vita delle persone, le regole che gli angeli devono seguire… tutte analogie abbastanza importanti.
Ma come in ogni buon piatto di cucina gli elementi possono essere ricorrenti, l’importante è l’utilizzo che ne viene fatto.
La storia scorre veloce e già dopo pochi capitoli entra nel vivo con la sfida tra gli aspiranti Dei, situazioni personali e storie di personaggi secondari che si intrecciano nel consueto stile di Oba dove l’azione viene controbilanciata da moltissime situazioni di ragionamento e pianificazione.
Anche in questa serie il tema della morte è importante ma soprattutto il filo conduttore che lega le storie dei personaggi a causa del loro tentato suicidio, fenomeno che purtroppo in Giappone, nonostante gli sforzi degli ultimi anni, è ancora una piaga della società molto rilevante. Appare quindi evidente il tentativo di inserire all’interno della storia l’elemento della “ricerca delle felicità”, obiettivo dichiarato di Nasse nei confronti di Mirai (che in giapponese significa “futuro”) che non deve arrendersi alla propria depressione ma continuare a cercare un motivo per continuare a vivere.
Uno dei punti forse un po’ carenti del manga è la mancanza di un personaggio di spicco che abbia una caratterizzazione originale e importante. Light Yagami è forse uno dei personaggi migliori di sempre ed è un paragone troppo grande, ma anche nel precedente Bakuman il duo Moritaka/Akito catturava il lettore per le loro peculiarità. Mirai invece appare un personaggio piuttosto semplice e stereotipato, in certi punti della storia fa addirittura dubitare che sia il vero protagonista: soltanto il tempo e il proseguo della serializzazione potrà dire se avrà una svolta importante.
Se siete amanti dello stile dei due mangaka e non avete timore di provare un piccolo senso di deja vù in certe situazioni, Platinum End è un’opera intrigante.
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